In questo 31 gennaio, giorno in cui la Chiesa celebra la memoria di San Giovanni Bosco, rievocare i suoi ultimi momenti e il suo testamento spirituale significa immergersi nell’atto finale di una vita interamente donata alla missione giovanile. Don Bosco arrivò al termine della sua esistenza terrena fisicamente prostrato: i medici che lo visitarono negli ultimi anni lo descrissero come un “abito logoro”, consumato dalle fatiche e dalle preoccupazioni per i suoi giovani.
Il declino fisico e l’offerta della sofferenza
A partire dal 1884, don Bosco era diventato quasi cieco e incapace di camminare senza il sostegno di due persone, ma la sua mente restava lucida e costantemente rivolta a Dio. Nel dicembre del 1887, la situazione precipitò: l’11 dicembre celebrò la sua ultima Santa Messa con estrema fatica, arrivando alla fine stremato. Il 24 dicembre, vigilia di Natale, ricevendo il Viatico e l’Unzione degli infermi da monsignor Cagliero, don Bosco manifestò una serenità profonda, dichiarandosi pronto a presentarsi al tribunale di Dio. In quei giorni di agonia, ripeteva spesso: “Bisogna imparare a vivere e a morire”, unendo la rassegnazione cristiana alla consapevolezza del dovere compiuto.
Le ultime raccomandazioni alla Famiglia Salesiana
Le raccomandazioni lasciate da Don Bosco nei suoi ultimi giorni costituiscono il cuore della spiritualità salesiana. Egli chiese con insistenza ai suoi figli di amarsi come fratelli, di sopportarsi a vicenda e di restare uniti nell’osservanza delle Costituzioni. A Don Michele Rua, suo vicario e successore, donò un consiglio che riassumeva tutto il suo metodo educativo: “Fatti amare”, poiché sapeva che solo attraverso l’amorevolezza si può guadagnare il cuore dei giovani.
Tra i suoi pensieri finali, vi furono anche moniti precisi per il futuro della Congregazione:
- Fedeltà al Papa: Raccomandò di sostenere sempre l’autorità della Santa Sede, dovunque i Salesiani si fossero trovati a operare.
- Spirito di Povertà: Ammonì che la decadenza della Società sarebbe iniziata nel momento in cui fosse apparsa l’agiatezza e il lusso nelle case o nelle persone.
- Missioni: Spinse i suoi figli a guardare lontano, profetizzando l’espansione dell’opera in Africa, Asia e Cina.
L’appuntamento in Paradiso
Il messaggio più celebre e commovente fu quello rivolto ai ragazzi che aveva tanto amato: “Dite ai miei ragazzi che li aspetto tutti in Paradiso”. Don Bosco spirò alle ore 4:45 del 31 gennaio 1888, mentre suonava l’Ave Maria, circondato dai Superiori della Congregazione e dai suoi figli più cari. La sua morte non fu vissuta come una sconfitta, ma come un trionfo: oltre centomila persone parteciparono al suo funerale a Torino, riconoscendo in quell’umile prete un gigante della carità e un vero “padre e maestro” per le generazioni a venire.
Oggi, a distanza di due secoli dalla sua nascita, il lascito di Don Bosco continua a vivere in 134 nazioni, ricordando a ogni educatore che “l’educazione è cosa di cuore” e che il bene operato per le anime è l’unica ricchezza che resta in eterno.
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