L’incontro con Bartolomeo Garelli

L’incontro con Bartolomeo Garelli

Don Bosco aveva già un forte ascendente sui ragazzi, ma fu dopo l’incontro con un giovane, Bartolomeo Garelli, che si rese conto di come un interesse sincero e affettuoso per l’altro potesse cambiare la vita di una persona. Orfano e semianalfabeta, Bartolomeo era venuto ad ascoltare la Messa, ma quando il sacrestano lo aveva cacciato via a bastonate dopo avergli chiesto di servire la Messa ed essersi sentito rispondere che non sapeva farlo, don Bosco lo fece richiamare subito indietro.

Nella festa dell’Immacolata Concezione di Maria (8 dicembre 1841), nell’ora che mi era stata fissata, stavo indossando i paramenti per celebrare la santa Messa. II sacrestano, Giuseppe Comotti, vedendo un ragazzo in un angolo, lo invitò a servire la Messa.

  • «Non sono capace», rispose tutto mortificato. «Dai, vieni a servire questa Messa! » insistette.
  • «Ma non sono capace, non l’ho mai servita».
  • «Allora sei un bestione!», si infuriò il sacrestano. «Se non sai servire Messa, perché vieni in sacrestia?». Sempre in furia, afferrò la canna che gli serviva per accendere le candele e la menò sulle spalle e sulla testa del povero ragazzo, che scappò a gambe levate.
  • Allora gridai al sacrestano:
  • «Ma cosa fa? Perché picchia quel ragazzo? Che male le ha fatto?».
  • «Viene in sacrestia e non sa nemmeno servir Messa!».
  • «E per questo bisogna picchiarlo?».
  • «A lei cosa importa?».
  • «Importa molto, perché è un mio amico. Lo chiami subito. Ho bisogno di parlare con lui».
  • Quando tornò, don Bosco gli disse: «Sai leggere e scrivere?».
  • «Non so niente».
  • «Hai fatto la prima Comunione?».
  • «Non ancora».
  • «E ti sei già confessato?».
  • «Sì, ma quando ero piccolo».
  • «E vai al catechismo?».
  • «Non oso».
  • «Perché?».
  • «Perché i ragazzi più piccoli sanno rispondere alle domande, e io che sono tanto grande non so niente. Ho vergogna».
  • «Se ti facessi un catechismo a parte, verresti ad ascoltarlo?».
  • «Molto volentieri».
  • «Anche in questo posto?».
  • «Purché non mi prendano a bastonate».
  • «Stai tranquillo, nessuno ti maltratterà. Anzi, ora sei mio amico, e ti rispetteranno. Quando vuoi che cominciamo il nostro catechismo?».
  • «Quando lei vuole».
  • «Stasera?».
  • «Va bene».
  • «Anche subito?».
  • «Con piacere».

Mi alzai e feci il segno della santa Croce per cominciare. Mi accorsi però che Bartolomeo non lo faceva, non ricordava come doveva farlo. In quella prima lezione di catechismo gli insegnai a fare il segno di Croce, gli parlai di Dio Creatore e del perché Dio ci ha creati.

Non aveva una buona memoria, tuttavia, con l’attenzione e la costanza, in poche lezioni riuscì a imparare le cose necessarie per fare una buona confessione e, poco dopo, la sua santa Comunione.

A Bartolomeo si aggiunsero altri giovani. Durante quell’inverno radunai anche alcuni adulti che avevano bisogno di lezioni di catechismo adatte per loro.

Pensai soprattutto a quelli che uscivano dal carcere. Toccai con mano che i giovani che riacquistano la libertà, se trovano un amico che si prenda cura di loro, sta loro accanto nei giorni festivi, trova per loro un lavoro presso un padrone onesto, li va a trovare qualche volta lungo la settimana, dimenticano il passato e cominciano a vivere bene. Diventano onesti cittadini e buoni cristiani.

Questo è l’inizio del nostro Oratorio, che fu benedetto dal Signore e crebbe come non avrei mai immaginato.

Don Bosco, con un solo incontro, ottenne diversi risultati: diede inizio all’oratorio (ancor oggi la data dell’8 dicembre per i salesiani è da festeggiare anche per questo motivo); dimostrò che l’amore forte può vincere sulla forza e sulla violenza; da un solo ragazzo, la sua “catechesi” si espanse presto a tantissime altre persone (“chi ben comincia…”, basta iniziare!); la sua opera pastorale, iniziata con un ragazzo in chiesa, presto raggiunse anche i più lontani e disadattati come i carcerati o gli ex-carcerati (non c’è limite né di appartenenza né sociale alla forza dell’amore!).

Tutto questo con un solo gesto, fatto in una piccola sacrestia…

(tratto da “200dB: la storia di don Bosco a tutto volume”)

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