Vita di S. Giovanni Bosco (2ª parte)

Vita di S. Giovanni Bosco (2ª parte)

La pesca miracolosa

Don Bosco è abile nel pescare i pesci del Po e un giorno noleggia tre barche, vi carica i suoi ragazzi e discende il fiume fino alla Madonna del Pilone. I ragazzi cantano e rumoreggiano e la gente dalle rive si meraviglia che in mezzo ad essi vi sia un prete.

Ma questo prete, al pari degli apostoli, è soprattutto un pescatore di uomini che adopera come esche tutta una serie di giochi con i quali riesce ad attirare i giovani abbandonati che mantiene con le elemosine e ai quali dispensa il pane del corpo e quello dell’anima avvicinandoli ai sacramenti.

I giochi e gli intrattenimenti sono le sue reti, ma l’amo sono le sue parole che scendono in fondo ai cuori distogliendo quei giovani dalla strada del vizio e avviandoli su quella della virtù.

Rose e spine

Alcuni sacerdoti suoi amici hanno organizzato per Don Bosco e i suoi giovani una gita a Superga, fornendogli anche un cavallo. Don Bosco racconta ai ragazzi la storia della basilica e li guida nel cantare le lodi della Vergine che ivi si venera. Poi la scampagnata sotto i castagni, rallegrata da vari strumenti musicali e fornita di abbondante cibo. Per un giorno sereno però quanti altri si dipanano pieni di preoccupazioni: la vivacità dei giovani ospitati da Don Bosco da fastidio ad alcuni benpensanti che ricorrono alle autorità che lo costringono a sloggiare.

Per ben cinque anni egli è costretto a vagare da un luogo all’altro di Torino, da molti guardato con sospetto come sovvertitore dell’ordine pubblico, da altri più benevoli considerato come un illuso.

Alle rose sono mescolate le spine, ma queste sono per Don Bosco uno stimolo che lo induce ad affrontare le sue battaglie con indomito coraggio e a vincerle.

Al manicomio

Il vagare da un quartiere all’altro di Torino per trovare ospitalità ai suoi ragazzi non induce Don Bosco ad abbandonarli come gli suggeriscono alcuni amici preoccupati per la sua posizione. Fiducioso nella Provvidenza sogna scuole, laboratori, ospizi, chiese, maestri, predicatori, così che gli amici lo prendono per matto e pensano di spedirlo in manicomio per guarirlo da quelle che considerano le sue fissazioni.

Con il pretesto di andare a fare una passeggiata lo invitano a salire in carrozza, ma Don Bosco, con gesto di cortesia, li invita a salire per primi e quindi chiude di scatto lo sportello e ordina al cocchiere di condurre loro al manicomio. Da allora i suoi amici non parlarono più delle sue illusioni, convincendosi che Don Bosco percorreva le vie del Signore che non sono quelle degli uomini.

Padrone dei cuori

Ormai Torino si è abituata a vedere quel prete che va in giro per la città circondato da una turba di monelli spensierati che saltano e gridano allegramente. Don Bosco è riuscito a radunare ben cinquecento giovani senza curarsi delle difficoltà logistiche e di approvvigionamento. Essi lo venerano ma hanno in lui tale confidenza che talvolta lo alzano sulle spalle e lo portano in trionfo. Lui li lascia fare perché sa che quei ragazzi sono anche capaci di obbedire: al suo cenno smettono di gridare e di rincorrersi e si affollano intorno a lui per ascoltare il programma della giornata.

Purtroppo, egli è praticamente solo perché i collaboratori si sono scoraggiati e la sua pur forte fibra non regge alla fatica; si ammala e giunge quasi in punto di morte e allora quei giovani monelli così invisi alla brava gente si affrettano a pregare, a digiunare e a fare fioretti per la sua guarigione. Hanno compreso che lui soltanto si preoccupa per loro e con grande allegria lo vedono tornare in mezzo a loro, sorridente anche se deve appoggiarsi ad un bastone.

Maria Ausiliatrice

Don Bosco è sempre circondato da una frotta di ragazzi e a loro parla della devozione alla Madonna alla quale lo aveva iniziato la madre Margherita. Egli è convinto che la Vergine può ottenere tutto da Gesù e agli ammalati, ai disperati, ai tribolati raccomanda di recitare una novena alla Madre di Dio e di ricevere i sacramenti.

Molte sono le guarigioni ottenute dalla sua benedizione con l’invocazione di Maria Ausiliatrice e la basilica che egli edifica in suo onore può sorgere con le offerte delle buone persone che ammirano il sacerdote e di coloro che hanno ricevuto grazie per la sua intercessione. La figura di Don Bosco non si può disgiungere da quella di Maria Ausiliatrice che ancora oggi sparge le sue grazie su coloro che ricorrono a lei per mezzo del suo devoto servitore.

Beati i perseguitati

Tra le avversità che Don Bosco dovette affrontare vi fu l’ostilità del governatore di Torino, il marchese di Cavour che gli impose di disperdere i suoi ragazzi e al quale il santo rispose che se lo avesse fatto avrebbe creduto di attirare su di sé e sul marchese stesso la maledizione di Dio.

Il governatore allora cercò di convincere il consiglio comunale ma qui Don Bosco trovò degli alleati perché alcuni influenti consiglieri si meravigliarono che si volesse interrompere l’esperimento sociale al quale il sovrano stesso contribuiva con cospicue elemosine.

Allora il Cavour ordinò alle guardie comunali di sorvegliare i giovani ma i militari rimasero conquistati dal santo e si accostarono al suo confessionale. Infine, il marchese si convinse della bontà del programma di Don Bosco e gli chiese dove trovasse il danaro per le sue opere. Egli rispose che confidava nella provvidenza e il governatore sorridendo gli consegnò una forte somma.

Festa in famiglia

Finalmente Don Bosco riuscì a trovare nel quartiere di Valdocco un ricovero povero ma stabile per i suoi figlioli. E il 21 giugno e Don Bosco solennizza in modo particolare la festa di S. Luigi Gonzaga istituendo fra i suoi giovani una compagnia intitolata al santo giovinetto della quale entrano a far parte non soltanto i ragazzi dell’oratorio ma anche molti rampolli della nobiltà torinese fra i quali Gustavo Cavour, figlio del marchese governatore di Torino e fratello del più noto Camillo.

Una devota processione guidata da Don Bosco si snodò per le strade del quartiere accomunando i ragazzi diseredati assistiti dal santo e i giovani nobili che insieme a loro cantavano le lodi di S. Luigi.

La mamma dei birichini

Margherita Occhiena al figlio novello sacerdote aveva detto che se fosse diventato ricco non gli avrebbe mai fatto visita, ma certamente questa eventualità non si presentò alla sua mente quando Don Bosco, pressato dalle necessità che la sua numerosa truppa di trovatelli gli poneva quotidianamente, decise di chiedere aiuto alla madre.

La buona donna che, pur non essendo abbiente, fino ad allora aveva fatto l’elemosina ai più poveri di lei, dovette abituarsi a vivere di elemosine dopo aver accompagnato a piedi il figlio da Castelnuovo a Torino dove divenne la mamma dei ragazzi che Don Bosco accoglieva.

Per ben dieci anni Margherita fu a fianco del figlio assistendo con pietà materna quei ragazzi che non sempre la trattavano con rispetto, e fungendo da prima collaboratrice del santo, la prima dei salesiani e delle salesiane.

La carità edifica

Per quanto Don Bosco si adoperasse per inculcare ai suoi ragazzi l’onestà e la rettitudine, non tutti seguivano i suoi insegnamenti e alcuni non abbandonavano le cattive abitudini della loro vita precedente.

Un giorno quattro di essi, appena accolti, entrarono nella stanza degli ospiti e fecero man bassa di quanto vi si trovava; la madre del santo se ne accorse troppo tardi e si lamentò con il figlio facendogli notare come i suoi amici avessero ricambiato l’ospitalità. Don Bosco rifletté che non bastava curare i ragazzi di giorno e trovare loro un lavoro ma bisognava offrire ad essi un’accoglienza completa per cui occorreva un ospizio.

Una sera si presenta un giovane rimasto senza lavoro e senza ricovero e il santo, rivolto alla madre le dice “Ecco la prima pietra dell’edificio”. La carità di cui il santo era animato fece sorgere uno, cento, mille case per ospitare i giovani abbandonati.

Don Bosco maestro

Don Bosco considera i suoi giovani tutti buoni e cerca di salvaguardare la loro purezza e la loro fede. Si fa fanciullo con i fanciulli per indurli alla confidenza, si fa padre con i giovani per perdonare, si fa maestro per istruire e compagno per incoraggiare. Quando predica si prepara adeguatamente con l’unico intento di salvare le anime e le sue istruzioni catechistiche sono brevi, chiare, ordinate, adatte all’uditorio e all’argomento.

Con i suoi ragazzi si fa artigiano per insegnare loro ad usare gli strumenti di un mestiere, al fine di evitare che frequentando le officine e i laboratori potessero incontrare occasioni di peccato. Pur non avendo mezzi, la sua confidenza in Dio lascia alla Provvidenza il compito di pensare a chi confida in lei.

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