Cavallo rosso (1862, MBVII 217-219)

Cavallo rosso (1862, MBVII 217-219)

Stanotte ho fatto un sogno singolare. Sognai di trovarmi insieme colla Marchesa di Barolo e passeggiavamo su di una piazzetta che metteva in una grande pianura. Io vedeva i giovani dell’Oratorio a correre, a saltare, a ricrearsi allegramente. Io voleva dare la destra alla Marchesa, ma ella mi disse:

  • No; resti dov’è.

Quindi si mise a discorrere dei miei giovani e mi diceva:

  • Va tanto bene che ella si occupi dei giovani, ma lasci a me soltanto la cura di occuparmi delle figlie; così andremo d’accordo.
  • Io le risposi: – Ma, mi dica un poco; nostro Signore Gesù Cristo è venuto al mondo solo per redimere i giovanetti o non anche le ragazze?
  • Lo so, ella mi rispondeva, che N. S. ha redenti tutti, ragazzi e ragazze.
  • Ebbene; io debbo procurare che il suo sangue non sia sparso inutilmente, tanto pei giovani, quanto per le fanciulle.

Mentre tenevamo questi discorsi ecco fra i miei giovani, che stavano sulla piazzetta, farsi un cupo silenzio. Tutti lasciano i loro trastulli e si mettono a fuggire, chi da una parte, chi dall’altra, pieni di spavento.

Io e la Marchesa arrestammo il passo e rimanemmo per un istante immobili. Cerco il motivo di quel terrore e quindi vo innanzi colla Marchesa. Alzo alquanto gli occhi ed ecco là in fondo nella pianura scorgo discendere a terra un cavallo grosso… ma così grosso!!…. Rimasi col sangue agghiacciato per la paura.

  • Era grosso come questa stanza? esclamò D. Francesia?
  • Ohi assai più, rispose D. Bosco. Sarà stato alto e grosso tre, o quattro volte di più del palazzo Madama. Insomma era una cosa straordinaria. Mentre io voleva fuggire, temendo che seguisse qualche catastrofe, la Marchesa di Barolo svenne e cadde per terra. Io quasi non poteva reggermi in piedi, tanto mi tremavano le ginocchia.

Corsi a nascondermi dietro ad un casolare, che era non molto distante, ma di là mi scacciarono, gridando: – Vada, vada! Non venga qui! – Intanto io diceva fra me: – Chi sa che diavolo sia questo cavallo! Non voglio più fuggire, voglio farmi avanti ed osservarlo più da vicino, benchè tutto tremante, mi feci coraggio, ritornai indietro e mi avanzai.

Uh! che orrore! Con quelle orecchie ritte, con quel musaccio! Ora pareami che avesse tante gente addosso, ora che avesse le ali, cosicché io esclamai:

  • Ma questo è un demonio!

Mentre lo contemplavo siccome ero accompagnato da altri, chiesi ad uno: – Che cosa è questo cavallaccio?

Mi fu risposto . – Questo è il cavallo rosso equus ruffis dell’Apocalisse.  Dopo mi svegliai e mi trovai sul letto tutto spaventato, e tutta questa mattina, dicendo messa, nel confessionale, aveva sempre davanti quella figuraccia. Adesso voglio che alcuno cerchi se questo equus rufus è veramente nominato nelle S. Scritture, e quale ne sia il significato.

E lasciò a Don Durando che cercasse di risolvere il problema. D. Rua osservò che veramente nell’Apocalisse al capo VI versicolo IV si parla del cavallo Rufo, simbolo della persecuzione sanguinosa contro la Chiesa come spiega nelle note alla Sacra Scrittura Mons. Martini. Così sta scritto: Et cum aperuisset sigillum secundum, audivi secundum animal, dicens: Veni et vide. Et exivit alius equus rufus: et qui sedebat super illum datum est ei ut sumeret pacem de terra, et ut invicem se interficiant et datus est ei gladius magnus.

(1862, MBVII 217-219)

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